Se torna posso andarmene io: LACCI (77 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia)

Che rumore fa la felicità? si chiedevano i Negrita nel 2008; oggi, invece, Daniele Lucchetti si chiede che rumore fa un matrimonio che si sgretola? Ce lo racconta in Lacci, film di apertura del festival della ripartenza, la 77 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica la Biennale di Venezia.

Tratto dall’omonimo romanzo di Domenico Starnone, Lacci mostra ciò che succede tra le mura domestiche, quei panni sporchi che si lavano in casa; scene di litigi tra quelle mura che diventano veri e propri palcoscenici per performance di bravura e improvvisazione da parte di uno straordinario gruppo di attori che riesce ad esteriorizzare in modo impeccabile ogni sfumatura interiore dei personaggi bucando lo schermo anche solo con lo sguardo. Lucchetti racconta un matrimonio su piani temporali dove le ellissi vengono risolte a posteri attraverso ritorni al passato, trappole del ricordo dal duplice punto di vista che cambiano il senso di tutto ciò che lo spettatore aveva visto in precedenza, in un montaggio impeccabile curato con maestria dallo stesso Lucchetti e da Ael Dallier Vega che creano un finale sussurrato dopo un crescendo incalzante.

Lacci è un film paziente, che pone l’attenzione sulle piccole cose quotidiane tanto care a Pascoli. Accusato, sulla bacheca presente al Lido dell’iniziativa del giornalista Gianni Ippoliti Ridateci i Soldi, di essere politicamente corretto e di non schierarsi, credo invece che ognuno di noi possa sentirsi partecipare emotivamente di ciò che accade sullo schermo, perché Lucchetti parla delle nostre debolezze, delle nostre insoddisfazioni,…dei nostri lacci; lacci che sono più forti degli ostacoli che la vita ci chiede di superare, che sono “strani legami che tengono insieme le persone” e metafora della vita coniugale, fatta di nodi che si stringono e soffocano e di quel tempo che scorre impetuoso ma che prima o poi torna a chiedere il conto. Ma i lacci sono anche qualcosa che tiene le scarpe ancorate ai piedi, un gesto di cura e attenzione senza i quali saremmo destinati a cadere.

La colonna sonora si avvale delle tre variazioni di Bach e della musica di Scarlatti perché “la musica barocca ha la caratteristica di voler mettere in ordine quello che non si può mettere in ordine ed è esattamente quello che facciamo in questo film. I sentimenti non si possono mettere in ordine.”

Durante la conferenza stampa, Lucchetti e il cast principale hanno parlato dei loro lacci.

“Questo film, quando l’ho fatto, quel libro, quando l’ho letto, riguardano tutti noi in quanto siamo stati tutti potenzialmente una realtà vicina a quella dei protagonisti, parte di una coppia, figli di una coppia che si è separata… Io ad esempio sono un separato e lo abbiamo fatto forse con più cautela dei personaggi; però era un libro che mi permetteva di identificarmi a turno con tutti i personaggi” ha detto Lucchetti; mentre Adriano Giannini ha dichiarato: “Io avevo letto il libro prima perché avevo incontrato Daniele e me lo aveva consigliato mentre stava per scrivere una prima stesura della sceneggiatura. Per quanto riguarda l’esperienza privata, per fortuna non provengo da una famiglia così avvelenata. I nostri personaggi portano i segni di questi avvenimenti – lacci.” Degno di una riflessione più approfondita l’intervento di Laura Morante: “Non ho esperienze personali simili a quelle dei personaggi. Soprattutto il mio carattere non assomiglia molto a quello di Vanda e neanche le mie convinzioni. Io penso che un affetto possa sopravvivere anche in eterno a condizione di cambiarne la forma esteriore. Se ci si attacca a quella forma, se ci si aggrappa a quella forma, il sentimento rischia veramente di morire e moriamo anche noi, come un po’ ci dice Vanda nella scena della lite finale; cioè credo che non serva a nulla conservare un simulacro di un amore; io credo nell’amore che dura in eterno ma non deve essere una finzione.

Da sottolineare anche il divertente intervento di Lucchetti e Lo Cascio sul lavoro di Alba Rohrwacher. “La scena del litigio di Alba davanti alla Rai, è un’improvvisazione totale; cioè una scena non prevista, non scritta nella sceneggiatura e che Luigi non conosceva.” incalza il regista.

“Che le mie gambe non conoscevano…”

“… e a un certo punto dico va beh, sentite, giriamo e qualsiasi cosa accada continuate a girare. Non ho avvertito né Luigi né Linda e quello è un primo ciak. Le reazioni di Luigi sono fortissime perché sono vere e anche le reazioni di Alba, perché lei aveva montato una rabbia, una furia nei confronti di Livia…e forse anche nei confronti di Lidia, non lo so, che è molto simile alla realtà…in quel momento penso che vi odiasse veramente.”

“Alba è stata una compagna di lavoro eccezionale. C’è sempre, dal calcio negli stinchi dato veramente con la punta dello stivale reale, senza passare prima dall’attrezzista per chiedere di ammorbidirne, smussarne un po’ la punta,…anzi, se potesse chiederebbe di appuntirla…; ma allo stesso tempo ha la stessa sincerità nella dolcezza con cui mi chiede di tornare insieme o con cui mi invita a sedermi a tavola con lei.E’ sempre autentica, fino in fondo. Si possono accettare anche le botte da Alba.”

Lacci in sala dal 1 ottobre.

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