Ci sono storie che non chiedono di essere gridate, ma sussurrate. Love me Love me, il nuovo film targato Amazon Prime e in arrivo sulla piattaforma in occasione del weekend di San Valentino, è tratto dall’omonimo romanzo young adult di Stefania S. che ha raccolto oltre 23 milioni di letture su Wattpad prima di trasformarsi in libro pubblicato da Sperling & K: una storia che vibra piano, come una canzone ascoltata con le cuffie mentre il mondo scorre fuori dal finestrino.
Nato da un libro che ha parlato direttamente al cuore degli adolescenti, mettendoli davanti alle loro incertezze, alle promesse non mantenute, ai messaggi scritti e mai inviati, il film porta sullo schermo un amore fragile e potentissimo, di quelli che sembrano assoluti proprio perché nascono nel momento più delicato della vita. Love me Love me racconta l’età in cui tutto è la prima volta: il primo batticuore, la prima ferita, la prima scelta che sembra definitiva.
L’adattamento cinematografico conserva lo spirito del romanzo di Stefania S., fatto di emozioni sincere e di silenzi carichi di significato. I protagonisti si muovono in un universo fatto di sguardi rubati, parole trattenute e sentimenti che fanno paura proprio perché autentici.
June White, interpretata dalla britannica Mia Jenkins (The Lodge, Domina) è una giovane adolscente che lascia la sua terra dopo un lutto doloroso per cercare un nuovo inizio in Italia. A Milano, nella prestigiosa Saint Mary’s International School, June si trova coinvolta in un triangolo sentimentale con due giovani dal fascino magnetico: James Hunter (lo spagnolo Pepe Barroso Silva, High Seas), ribelle e inquieto, coinvolto in incontri clandestini di MMA, e Will (l’italiano Luca Melucci, Mascarpone:the rainbow cake), studente modello e migliore amico di James. Queste relazioni intrecciano tenerezza, tensione e segreti, costringendo June a chiedersi cosa significhi davvero amare e, soprattutto, essere amata.
La sceneggiatura firmata da Veronica Galli (Tutta colpa di Freud) e Serena Tateo (Supernova), insieme alla regia di Roger Kumble (After We Collide), portano sullo schermo quella complessità emotiva che ha caratterizzato le pagine del romanzo. Il film è girato in lingua inglese ma conserva l’essenza dell’anima italiana.
Quegli stessi sentimenti racchiusi nelle pagine di Stefania S., hanno reso la premiere romana all’Auditorium Parco della Musica una notte onirica sospesa tra sogno e realtà perché, oltre ai volti noti del cast, si sentiva la presenza palpabile di una comunità di fan nata da un racconto che ha avuto vita dal web, che successivamente è cresciuto nei social e che ora, finalmente, ha raggiunto la piena maturità in un corpo visibile sul grande schermo. L’Auditorium si è trasformato, per una notte, in un piccolo universo emotivo così come era già successo, sempre grazie ad Amazon Prime Video al Tendorum di Berlino, pochi mesi fa, in occasione della premiere della seconda stagione di Maxton Hall.
Sul tappeto blu romano, i protagonisti hanno raccontato con sincerità i loro personaggi. Secondo Mia Jenkins “June non è solo una protagonista romantica, è una ragazza che cerca di capire il mondo e se stessa” ; per Pepe Barroso Silva, «James è molto più di un ‘bad boy’: dentro di lui ci sono fragilità, desideri e la voglia di essere capito», e le sue parole sottolineano come il film sia il racconto di un triangolo amoroso solo davanti a una lettura superficiale; ma di come, ad una lettura più approfondita, voglia invece esplorare la complessità della crescita e dell’identità. «Ho studiato le sfumature emotive di chi cerca sicurezza e appartenenza, perché credo che il cuore di questa storia sia proprio lì», ha detto Luca Melucci.
Love me Love me non promette risposte facili. «Questo film cattura l’essenza dell’adolescenza: la confusione, la passione, la forza e la paura di amare. Le storie d’amore tormentate ci accompagnano tutta la vita, e io volevo rispettare il cuore di questi personaggi» ha dichiarato il regista; perché Love Me Love Me preferisce fare domande, quelle giuste: quanto siamo disposti a mostrarci vulnerabili? Quanto fa paura amare davvero? E quanto può essere rivoluzionario, a qualsiasi età, chiedere semplicemente di essere amati?
La storia di Stefania S. è una storia che resta. Proprio come certi amori.














