Sherlock & Daughter: un nuovo volto per un detective senza tempo al Festival della Televisione di Monte-Carlo

Al Festival della Televisione di Monte-Carlo 2025, i riflettori si sono posati su un’icona che da oltre un secolo domina letteratura, teatro e schermo: Sherlock Holmes. Ma in Sherlock & Daughter, il creatore Brendan Foley e il suo team hanno deciso di dargli una svolta che persino Conan Doyle avrebbe trovato sorprendente: il grande detective potrebbe avere una figlia, Amelia.

Durante la conferenza stampa, Foley ha ammesso che affrontare Sherlock Holmes è “una lama a doppio taglio”, vista la quantità impressionante di adattamenti già esistenti. «Non puoi piacere a tutti», ha detto, «ma il nostro Sherlock è al tempo stesso classico e inaspettato: più anziano, più burbero, un vero “leone d’inverno”, nella Londra vittoriana, ma con nuova energia grazie ad Amelia, che piomba nella sua vita ordinata come una “meteorite vivace”».

Un Holmes per un mondo che cambia
Lo Sherlock di David Thewlis non è un giovane in formazione: «Ha già risolto ogni caso, è sempre dodici passi avanti», ha spiegato la sceneggiatrice e produttrice Shelley Goldstein. Ma siamo alla fine del XIX secolo: tecnologia, criminalità e classi sociali stanno cambiando. In questo scenario arriva Amelia, interpretata dall’attrice americana Blu Hunt. Il loro rapporto è il cuore emotivo della serie, basato sul contrasto tra il distacco di Holmes e la determinazione impulsiva di lei. Foley ha spiegato la scelta di darle una figlia e non un figlio: «Per lui è più difficile. È l’ultima cosa che si aspetterebbe di affrontare, e questo rende la storia migliore».

L’effetto Amelia
Per Hunt, il percorso verso Amelia è stato insolito: era legata al progetto quasi un anno prima dell’inizio delle riprese. Quando ha saputo che Thewlis sarebbe stato Sherlock, ha rifiutato un altro lavoro per unirsi alla serie. «L’idea di un period drama con un tocco revisionista era entusiasmante», ha detto. L’origine americana e nativa di Amelia le conferisce istinti investigativi e libertà sociale che la distinguono dai londinesi. «Può fare domande o cercare risposte in modi in cui Sherlock non potrebbe», ha sottolineato.

La preparazione di Hunt è stata più immaginativa che filologica: «Non è mai esistito un personaggio come Amelia nella storia o nella finzione, quindi ho dovuto crearlo da zero». Nel corso degli otto episodi, Amelia passa da ingenua outsider a figura sorprendentemente simile a Sherlock: più riservata, più focalizzata sugli obiettivi e, a volte, altrettanto sicura di sé, quasi arrogante.

La scelta del maestro detective
Ottenere Thewlis è stato un colpo di fortuna. «Ha letto un copione, poi ne ha chiesto un altro, poi tutti», ha ricordato Foley. Alla prima lettura collettiva aveva già memorizzato tutti e otto gli episodi, con le pagine del copione appese alle pareti di casa. La sua presenza ha alzato l’asticella per tutti: «Giovani o veterani, tutti hanno dovuto dare il massimo per tenere il passo», ha detto Foley. Goldstein lo ha definito «l’uomo più intelligente nella stanza», capace di trasmettere «certezza senza arroganza».

Antagonisti, corsetti e location irlandesi
Lady Violet, interpretata da Fiona Glascott, unisce intelligenza e ferocia in un ruolo che ha spinto la troupe irlandese a fischiare e applaudire nella stessa scena. Le riprese si sono svolte principalmente a Dublino, scelta per l’autenticità delle location e per gli incentivi fiscali. «Location incredibili», ha detto Foley, «che hanno dato alla Londra vittoriana una maestosità tutta irlandese».

Dal 221B al mondo
La prima stagione si concentra sul legame tra Holmes e Amelia, tra casi criminali e vicende del cuore, ma il team creativo sogna già un’espansione internazionale: Stati Uniti, Australia, e il tema della globalizzazione del crimine alla fine dell’Ottocento. «Se il destino sarà dalla nostra parte, ci sono ancora tante storie da raccontare», ha promesso Goldstein.

Per Hunt, l’esperienza è stata anche una lezione di collaborazione. Lavorare con Thewlis le ha insegnato il valore della preparazione meticolosa e le ha dato sicurezza nel proporre cambiamenti a scene o dialoghi. «Alla fine era diventato un processo davvero collaborativo. Ogni giorno arrivavamo sul set con nuove idee».

Un debutto da festival
Monte-Carlo ha segnato il debutto festivaliero di Sherlock & Daughter. E se Holmes è stato reinventato innumerevoli volte, gli autori credono che la loro dinamica padre-figlia, l’ambientazione d’epoca e il mix di mistero e calore emotivo occupino uno spazio unico.

Come ha sintetizzato Foley: «Una storia di Sherlock Holmes può essere un disastro o un capolavoro. Noi volevamo che fosse onesta, sentita… e divertente. In tempi difficili, il mondo ha bisogno di un po’ più di gioia».

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