Il cinema italiano contemporaneo torna a Londra con la 16ª edizione di Cinema Made in Italy, in programma dal 4 marzo al BFI Southbank. In cinque giorni di proiezioni, il festival offre uno sguardo concentrato sulle direzioni, le tensioni e le ossessioni che attraversano oggi il nostro cinema, un’industria che continua a muoversi tra tradizione e rinnovamento.
Organizzata da Cinecittà in collaborazione con il British Film Institute e con il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di Londra, la rassegna è diventata negli anni un osservatorio privilegiato sul cinema italiano all’estero. Più che una semplice vetrina, funziona come un termometro creativo: ogni edizione restituisce una fotografia di dove stanno andando i nostri autori, dei temi che stanno affrontando e di come stanno rielaborando una tradizione cinematografica tra le più influenti al mondo. Il programma, curato dal CEO di Film London Adrian Wootton, riunisce registi emergenti e autori affermati, delineando un panorama stilisticamente variegato e spesso sorprendentemente audace.
Tra le presenze più significative di questa edizione spicca Valeria Golino, protagonista di quattro film in programma : Fuori, A Brief Affair, Gioia ed Elisa. La sua presenza diffusa nel cartellone appare quasi simbolica del momento che attraversa il cinema italiano: un sistema creativo sempre più fluido, in cui artisti capaci di muoversi tra recitazione, regia e produzione contribuiscono a ridefinire i confini dell’autorialità contemporanea.
Ad aprire il festival è Primavera di Damiano Michieletto, ambientato nella Venezia del primo Settecento. Al centro della storia c’è Cecilia, giovane violinista prodigio dell’orfanotrofio della Pietà, la cui vita cambia con l’arrivo di Antonio Vivaldi, un maestoso Michele Riondino, presenza rincorrente negli anni di Cinema Made in Italy. Il film parte da una struttura tipica del melodramma storico, ma la piega verso una riflessione più intima sull’emancipazione artistica e sulle costrizioni sociali che imprigionano il talento.
Il programma attraversa poi registri e generi molto diversi tra loro: Un anno di scuola di Laura Samani rilegge il racconto di formazione attraverso l’arrivo di una studentessa svedese in una classe maschile di Trieste, evento che incrina gli equilibri di un gruppo di amici e smonta con delicatezza le dinamiche della mascolinità adolescenziale. All’estremo opposto, Testa o croce? di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis si appropria dell’immaginario del western all’italiana, rielaborandolo con spirito ludico e cinefilo, in dialogo dichiarato con la lezione di Sergio Leone. Una vena più oscura attraversa diversi titoli della selezione; Breve storia d’amore, esordio alla regia di Ludovica Rampoldi, trasforma una relazione clandestina in un meccanismo psicologico sempre più claustrofobico, dove il desiderio scivola lentamente verso il controllo e l’ossessione; in Elisa, Leonardo Di Costanzo costruisce invece un intenso dramma carcerario. La protagonista è una donna detenuta da oltre dieci anni per l’omicidio della sorella, un delitto di cui dice di non ricordare quasi nulla. Il confronto con un criminologo riapre lentamente la ferita del passato, trasformando il film in una riflessione sulla memoria, sulla colpa e sulla possibilità di redenzione. Anche La Gioia di Nicolangelo Gelormini si muove in territori disturbanti, raccontando la relazione ambigua tra un’insegnante e un suo studente problematico. Il film oscilla tra melodramma e noir, esplorando la fragilità emotiva dei suoi personaggi e la solitudine che li circonda.
Un filo tematico attraversa l’intero programma: la centralità di personaggi femminili complessi. Tra i titoli più attesi spicca Fuori di Mario Martone, ispirato alla vita della scrittrice e attivista Goliarda Sapienza. Dopo essere finita in carcere per furto, la scrittrice intreccia relazioni inattese con alcune giovani detenute: legami destinati a cambiare profondamente il suo sguardo sul mondo e a riaccendere il desiderio di scrivere. Sostenuto dall’interpretazione di Valeria Golino, il film diventa una riflessione sulla marginalità, sulla solidarietà femminile e sulla possibilità di ricominciare. Più intimo ma altrettanto significativo è Gioia Mia di Margherita Spampinato, che racconta l’incontro-scontro tra un ragazzino milanese cresciuto nell’iperconnessione digitale e la sua anziana prozia siciliana, profondamente religiosa. Dalla frizione tra due mondi apparentemente inconciliabili nasce gradualmente un legame inatteso.
Il festival guarda anche al passato con la proiezione restaurata de Un maledetto imbroglio di Pietro Germi, classico del cinema italiano tratto dal romanzo di Carlo Emilio Gadda. Accostato ai titoli contemporanei, il film ricorda quanto il nostro cinema continui a dialogare con la propria storia, talvolta per omaggiarla, talvolta per metterla in discussione.
A chiudere la rassegna è Tre ciotole di Isabel Coixet, tratto dal romanzo di Michela Murgia: una storia di separazione, malattia e desiderio che diventa una delicata riflessione sull’amore e sulla fragilità della vita.
Più che una semplice rassegna, Cinema Made in Italy si conferma così come una fotografia significativa dello stato del cinema italiano contemporaneo. Tra sperimentazione di genere, introspezione psicologica e memoria culturale, i film presentati a Londra suggeriscono che il nostro cinema non è interessato a vivere di nostalgia, ma a rimettere continuamente in discussione la propria identità.
📷: Darren Brade














