Ci sono film che non cercano di imporsi allo spettatore, ma gli si avvicinano con cautela. Io + Te, in uscita il 5 febbraio, appartiene a questa categoria rara: un’opera che non alza la voce, ma invita all’ascolto. Il film, diretto da Valentina De Amicis, costruisce il proprio racconto attorno a una relazione essenziale, fatta di attese, esitazioni e piccoli slittamenti emotivi.
La storia segue l’incontro tra due giovani adulti in un momento delicato delle loro vite. Lui (Matteo Paolillo) è Leo, un poeta allergico ai social. Lei ( Ester Pantano ) è Mia, una ginecologa con dieci anni più di Leo, affezionata alle chat di incontri perché sempre in fuga. Si trovano a condividere uno spazio e un tempo che non avevano previsto. Non c’è un evento scatenante eclatante, ma una convivenza emotiva che nasce quasi per necessità e si trasforma lentamente in possibilità. Io + Te racconta questo processo senza forzature, lasciando che il legame si definisca attraverso gesti minimi, silenzi, incomprensioni e tentativi di avvicinamento.
Il titolo suggerisce una struttura semplice solo in apparenza. Non c’è un “noi” già pronto, ma due identità che restano distinte, che si osservano e si mettono alla prova perché l’amore, quello vero, non è arcobaleni e cioccolatini; ma pura imperfezione mista a dolore. Il film evita la retorica sentimentale e sceglie invece di indagare la fragilità come terreno comune, come spazio in cui è possibile riconoscersi senza annullarsi; arrivando a trattare veri e propri tabù contemporanei.
Sullo sfondo, i borghi e le colline delle Marche tanto amate da Giacomo Leopardi.
Matteo Paolillo offre un’interpretazione misurata, costruita più sull’ascolto che sull’azione. Il suo personaggio sembra muoversi in costante equilibrio tra il desiderio di apertura e la paura di esporsi davvero. È una recitazione che lavora per sottrazione, dove il corpo e lo sguardo diventano centrali nel raccontare ciò che le parole non riescono a dire.
Accanto a lui, Ester Pantano porta sullo schermo una presenza intensa e mai compiacente. Il suo personaggio non è una figura di supporto, ma un centro narrativo autonomo, attraversato da contraddizioni e resistenze. Pantano restituisce una femminilità complessa, capace di essere fragile e determinata allo stesso tempo, evitando qualsiasi semplificazione emotiva.
La regia di Valentina De Amicis accompagna questo dialogo a due con grande discrezione. Lo sguardo della regista sembra interessato più ai tempi interiori che alla costruzione di un conflitto tradizionale. Gli spazi diventano luoghi di passaggio, mai completamente protettivi né ostili, mentre il ritmo del film rispetta l’incertezza dei personaggi, lasciando che le emozioni emergano senza essere guidate.
Io + Te si inserisce così in un cinema che riflette sulle relazioni senza idealizzarle, accettando la complessità dell’incontro. È un film che parla di vicinanza e distanza, di ciò che accade quando due persone provano a stare insieme senza avere tutte le risposte. Non promette trasformazioni definitive, ma racconta un tempo sospeso, quello in cui l’altro non è ancora “noi”, ma nemmeno più solo un estraneo.
In un panorama spesso dominato dall’urgenza di definire, Io + Te sceglie invece di restare aperto. Ed è proprio in questa apertura, fragile e profondamente umana, che il film trova la sua voce.














