La Meccanica delle Ombre con Alba Rohrwacher: intervista al regista Thomas Kruithof

Monsieur Duval (Francçois CluzetQuasi Amici) viene licenziato dall’ufficio per cui lavora alla soglia dei 60 anni. Inizia a bere e in breve è costretto a iscriversi a un gruppo di sostegno per alcolisti. Non sa che in pochissimo tempo la sua vita è destinata a cambiare radicalmente. Quell’esistenza maniacalmente abitudinaria viene stravolta prima da Sara (Alba Rohrwacher); poi da un’inaspettata quanto ambigua offerta di lavoro.

Incurante della politica e con un’esistenza metodica e naive, smanioso di rimettersi in carreggiata, Duval non riesce a unire i tasselli di un puzzle macchiato di sangue; ritrovandosi ben presto al centro di un gioco politico fatto di intercettazioni, rapimenti e assassinii in diretta.

La Meccanica della Ombre è un film di spionaggio che volge uno sguardo agli anni ’70 e uno agli ultimi James Bond. Un film fatto più di nuance e suoni che di parole in sceneggiatura. Un ottimo esordio alla regia per Thomas Kruithof, che abbiamo intervistato per voi da Londra.

Q: Si tratta di un film politico profondamente francese. Quale reazione si aspetta da un pubblico straniero?

TK: Da quello che ho visto ai festivals e nei paesi in cui il film è già uscito, tutti riescono più o meno a identificarsi all’interno della storia. Forse si tratta di una trama francese; ma credo sia un contesto in cui ogni paese europeo…anzi, in cui ogni stato occidentale può trovare dei legami. Noi tutti soffriamo dell’eccessiva sorveglianza, tutti, prima o poi, mettiamo in dubbio la democrazia in cui viviamo, la rete politica che ci circonda,…osservare l’ambizione personale dei politici restando impotenti. Per esempio, la parte in cui si segue la trattativa per la liberazione degli ostaggi…tutti siamo stati testimoni di situazioni simili correlate ai nostri paesi.

Q: Ha avuto dubbi o paure su come il governo avrebbe potuto reagire a questo film?

TK: No, in realtà il mio obbiettivo principale non era occuparmi di questioni politiche; ma quello di raccontare la storia di quest’uomo che si ritrova all’improvviso al fondo di questa organizzazione di cui non sa assolutamente nulla e che senza rendersene conto si ritrovare a giocare un ruolo importante nella politica del suo paese. In fondo si tratta di un thriller, non di una pellicola politica. C’è un protagonista che non sa nulla e noi ne sappiamo solo quanto lui. Ci facciamo le sue stesse idee errate, le sue stesse domande,…siamo all’interno della sua stessa cospirazione. Questa era la mia idea iniziale. Poi, ovviamente, il film è un thriller politico; ma ho fatto molta attenzione a non trasmettere alcun messaggio politico…solo alcune paure che credo siano comuni a ogni cittadino: paure legate all’eccessiva video-sorveglianza, paure derivanti dall’impossibilità di conoscere e comprendere fino in fondo le forze politiche che ci governano, ciò che nascondono i servizi segreti,…Quello a cui però ero davvero interessato, era il viaggio di questo personaggio nel trovare una via d’uscita.

Q: La scelta dell’attore principale è avvenuta tramite casting o aveva già in mente François Cluzet nei panni di Monsieur Duval?

TK: Mentre stavo scrivendo il personaggio non avevo alcun viso in mente; ma ho sempre voluto che il protagonista del mio film fosse François Cluzet; sia perché sono un suo grande fan, sia perché ero consapevole che essendo un grande attore, il suo linguaggio corporeo, la sua espressività, il modo in cui François guida le situazioni,…ci avrebbero dato accesso all’interiorità del personaggio.

Q: E per Alba Rohrwacher?

TK: Per Alba è stato completamente diverso. Abbiamo scritto il personaggio ed era francese. Poi ho iniziato a scoprire il lavoro di Alba. Prima dei casting stavo guardando un suo film ed è diventata una droga,…guardavo un suo lavoro dopo l’altro…ho visto il suo valore e ne sono rimasto affascinato. Poi ho pensato che sarebbe stato fantastico che il personaggio femminile fosse straniero e che entrambi i personaggi, nonostante la nazionalità diversa, soffrissero la stessa solitudine e che tra di loro nascesse un’intimità appena accennata. Così ho contattato Alba e ho rivisitato il suo personaggio rimodellandolo su di lei. Alba, inoltre, ha dato moltissimo a Sara.

Q: Durante le riprese, François e Alba si sono attenuti alla sceneggiatura o ci sono stati dei cambiamenti in corsa?

TK: Abbiamo seguito la sceneggiatura, però ho organizzato un meeting prima delle riprese per provare le scene che avevano assieme e lì sono nate moltissime idee. C’erano molte sfumature nella relazione tra Duval e Sara. Non abbiamo cambiato nulla a livello di battute; ma abbiamo lavorato molto sul rapportarsi dei due personaggi. Come nella maggior parte del film, è tutto incentrato su come i personaggi si relazionano tra di loro, prevalentemente fisicamente, su come si guardano l’un l’altro, su come Alba osserva François,… è questo ciò di cui abbiamo parlato prima di iniziare le riprese.

Q: Penso che un’altra protagonista sia la colonna sonora. Come ha lavorato su di essa? E’ stata inserita in post-produzione o passo a passo con le riprese?

TK: No, no. Il compositore, Grégoire Anger, vi ha lavorato passo a passo con le riprese. Volevo che la musica seguisse le emozioni e il cammino dei personaggi.

Q: In quale città è stato girato La Meccanica delle Ombre? Perché non si vede alcun riferimento, cartello, pubblicità che possa indicare dove ci troviamo…

TK: E’ stato girato a Parigi ma ho fatto in modo che non fosse chiaro perché non volevo dare sicurezza allo spettatore. Non volevo che, riconoscendo la zona o la città, provasse un senso di familiarità e quindi di sicurezza che avrebbe allentato la suspance.

 

La Meccanica delle Ombre è ora disponibile on demand

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