95 anniversario dalla nascita di Pippo Fava: incontro con Fabrizio Gifuni

Pippo Fava nasce a Palazzolo Acreide il 15 settembre 1925. Giornalista e scrittore, fondatore del mensile I Siciliani, viene ucciso dalla mafia il 5 gennaio 1985.

La Rai rende onore alla sua memoria con il film tv Prima che la Notte. Diretta da Daniele Vicari (Diaz – Don’t Clean Up This Blood), Prima che la Notte vede sullo schermo oltre a Fabrizio Gifuni nei panni del giornalista, anche Dario Aita (Questo Nostro Amore, La Mafia Uccide Solo d’Estate, L’Allieva) nei panni del figlio di Pippo Fava, Claudio e Lorenza Indovina (Rocco Schiavone, Il Miracolo) in quelli della moglie Lina.

Al Festival della Televisione di Montecarlo, dove Prima che la Notte ha ottenuto due nominations, abbiamo incontrato Fabrizio Gifuni, unico italiano nella categoria Best Actor.

Come si sente ad essere l’unico italiano presente a un festival importante come il Festival della Televisione di Montecarlo?

E’ la prima volta che vengo al Festival; ma in realtà ho vinto il premio come miglior attore nove anni fa per il film su Basaglia. In quell’occasione purtroppo stavo lavorando durante il Festival, quindi non sono potuto venire a ritirare il premio. Mi sembra che questo festival sia la realtà più importante a livello televisivo che vi sia in Europa. Essere stati selezionati come miglior film e io personalmente come unico attore italiano, è qualcosa che ci riempie di grande gioia, anche perché è un film a cui siamo molto legati; è stata un’esperienza di gruppo molto intensa e ho fatto un lavoro di preparazione con gli altri attori e con il regista abbastanza inusuale. In Italia è andato molto bene, ha vinto un riconoscimento importante come il Nastro d’Argento per la legalità; perciò questo Festival, che arriva quasi un anno dopo è come una specie di ultima festa inaspettata, quindi una grande gioia, al di là di come andrà. Mi sembra una cosa davvero importante. Passando molto tempo in teatro, posso dire, inoltre, che questo è un film dove il legame con il teatro è particolarmente forte. Pippo Fava , oltre essere stato un grandissimo giornalista d’inchiesta, un grande scrittore, un bravissimo pittore, era un uomo di teatro, è stato un grande drammaturgo ed era davvero un grande uomo di cultura a 360 gradi. Il teatro è stato una parte molto importante della sua vita e anche all’interno del film, questo elemento teatrale, è molto importante perché Pippo Fava era davvero come se fosse anche un grandde performer, aveva una capacità di stare in pubblico, di costruire il discorso, da attore di teatro.

Raccontava ieri la signora Lucisano di come abbia fortemente voluto sia Lei nel ruolo di Pippo Fava, sia Dario Aita in quello del figlio Claudio. Come avete lavorato insieme, Lei e Dario, ma anche entrambi con Cladio Fava, per ricostruire quello che era il loro rapporto padre-figlio?

Il rapporto tra Pippo e Claudio è proprio un elemento centrale proprio del racconto. Io conoscevo già Claudio; lo conoscevo come scrittore e, a sua volta, lo conoscevo come uomo di teatro, per cui ho avuto la possibilità di parlare anche con lui e di farmi raccontare qualcosa anche del loro rapporto, senza però entrare troppo nella loro vita privata erd emotiva; ma gli ho chiesto alcune cose che potevano essermi d’aiuto nella costruzione del rapporto. Poi, è stato molto bravo Daniele (Vicari, ndr) nel creare, come accennavamo all’inizio, un clima di prove, che è una cosa che si fa molto più a teatro rispetto che al cinema o in televisione, che in questo caso era molto importante, perché il film è completamente costruito sul rapporto tra Pippo e suo figlio, ma soprattutto tra Pippo e i così detti “carusi”. Cioè, i ragazzi della redazione con cui costruisce un rapporto che andava in qualche moto preparato, costruito ed è stato molto bello perché, alcuni dei ragazzi, che hanno interpretato i ragazzi della redazione, avevano fatto con me un laboratorio teatrale e quindi, in qualche modo, abbiamo ripreso anche quel rapporto, diciamo maestro – allievo che si era creato due anni prima quando nessuno di noi sapeva che avremmo dovuto fare questo film, però ci è stato molto utile. Un clima molto bello che ci ha permesso anche di lavorare in un tempo stretto perché poi 4/5 settimane per un film in costume, sono dei tempi in cui bisogna arrivare con le idee molto chiare. Non avevo mai lavorato con Daniele Vicari e il lavoro con lui nella costruzione del rapporto regista-attore è stata una delle esperienze per me più felici su un set.

Prima che la Notte affronta anche un argomento in questo momento importante come la libertà di stampa…

Il tema della libertà di stampa, in questo momento è un tema centrale non solo in Italia ma in molti paesi del mondo. Scrivere un articolo di giornale, ancora oggi, può essere una condanna a morte: in Turchia si va oggi all’ergastolo, in Russia si viene incarcerati come in tanti altri paesi; è quindi bene sorvegliare cosa succede nel nostro paese. Lo vediamo continuamente che scrivere articoli, fare indagini come quelle che faceva Pippo Fava significa, molto spesso, nella migliore delle ipotesi, passare il resto della propria vita scortati in una vita blindata, nella peggiore delle ipotesi significa non vivere più da un giorno all’altro. Da questo punto di vista il film su Pippo Fava è una storia molto importante da raccontare e da ricordare. Anche perché, Pippo Fava è stato una delle prime vittime della criminalità che scriveva su un giornale. Diceva che non sarebbe mai stato ucciso perché “alla mafia che importa di uccidere uno che scrive” e invece, a partire da quegli anni, si inizia a capire che un articolo sbagliato, può dare molto fastidio.

…anche perché Fava aveva in più un’ironia che dava molto fastidio…

Esatto, un po’ come succedeva in un’altra età della vita a Peppino Impastato. Avere un’ironia, uno sguardo dissacrante, smascherare il mito del potere criminale è una delle cose che dà più fastidio a chi vive nel crimine; sono persone che si prendono terribilmente sul serio e Pippo Fava era un uomo di un’ironia e di un coraggio straordinari.

Infatti si parlava ieri con la signora Lucisano e il signor Zappi di quanto sia importante che, seppur molto cinematografico, sia un film televisivo a farsi portatore di questi messaggi, raggiungendo così un pubblico molto più vasto e giovane di quello che raggiungerebbe nelle sale cinematografiche…

Molto importante. Riesce a raggiungere milioni di persone, cosa che difficilmente avverrebbe nelle sale cinematografiche e poi è importante che la televione pubblica, in questo caso la Rai, si faccia portatrice di queste storie.

Leave a Reply

Please log in using one of these methods to post your comment:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s