Benvenuti all’inferno: NUEVO ORDEN

⭐⭐⭐⭐

Siamo ansiosi di vedere Sundown, il nuovo film del regista messicano Michel Franco. Forse, la verità è che, a quasi un anno dalla sua proiezione, siamo ancora provati e ossessionati dal brutale Nuevo Orden (Gran Premio della Giuria o, per usare le parole di uno dei suoi attori principali, Diego Boneta, “il secondo premio per importanza consegnato alla 77° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia”).

Uscito in selezionate sale italiane, in un periodo buio per il cinema, questa pellicola brillante non ha purtroppo goduto della visibilità meritata e ci auguriamo che possa essere presto recuperata, magari grazie allo streaming.

Nuevo Orden è un brutale attacco alla classe benestante messicana; un film in cui disparità, povertà, vendetta e, più di ogni altra cosa, interessi politici si mischiano a discapito della povera gente, ignara di essere uno strumento nelle mani di un governo corrotto. Michel Franco è freddo e spietato, non c’è spazio per la pietà e pugnala lo spettatore dritto al cuore senza pietà.

Ci troviamo in una sontuosa villa moderna, fatta di vetrate e bianche candide mura, progettata dal fratello della futura sposa, Daniel (Diego Boneta, e chi meglio di lui, figlio di due architetti, per questo ruolo 😉?) pronti per un matrimonio dell’alta società, a cui partecipano i più alti esponenti dell’elite messicana. Nel frattempo, dall’altra parte della città, alcune manifestazioni creano una leggera apprensione tra alcuni ospiti, in particolare quando il marchio dei ribelli, della vernice verde, inizia a macchiare l’acqua corrente del bagno. Poco dopo questo campanello d’allarme, l’ex domestico Rolando (Eligio Meléndez), si presenta al cancello della villa chiedendo alla padrona di casa l’aiuto economico di 2000 pesetas in quanto la moglie, in attesa di un’operazione salvavita al cuore, a causa delle rivolte, è stata trasferita dall’ospedale a una clinica privata. Nonostante la famiglia e, in particolare il fratello Daniel, siano restii nell’aiutare Rolando, la futura sposa Marianne (Naian Gonzàlez Norvind) decide di farsi carico del problema cercando di mettere insieme la cifra. Accortasi che Rolando ha già lasciato la villa, chiede al giovane domestico Cristiàn (Fernando Cuautle, No Man’s Land) di accompagnarla a casa dell’uomo. Ma stiamo parlando di Michel Franco e si stava semplicemente prendendo gioco di noi. Nell’attimo in cui, in cuor nostro, ci illudiamo che il buon cuore di Marianne, Cristiàn e Rolando possa averli risparmiati, ci rendiamo conto di aver toppato alla grande; chiedendoci se non fosse stato meglio per Marianne trovarsi tra le mura della sua villa nonostante la brutalità di ciò che si stava consumando al loro interno.

Nuevo Orden ha tutti i requisiti necessari per renderlo un thriller perfetto; tutti tranne uno: la leggerezza da intrattenimento e, minuto dopo minuto, ci troviamo, contro la nostra voltà, incollati allo schermo, sopraffatti dal senso di nausea per la crudeltà e la cinica ingiustizia mostrata da Franco. Una sensazione che continua a far parte di noi anche quando siamo liberi di lasciare la sala; perché Nuevo Orden ci convince che ciò che ci viene mostrato, potrebbe essere la reale conseguenza di ciò che, di questi tempi, l’ineguaglianza può portare, facendoci sentire sporchi e a disagio.

Nuevo Orden e il suo cast straordinario, hanno meritato il lungo applauso che li ha accompagnati al termine della proiezione veneziana. E, per essere onesti, dopo due lustri tra premieres e cerimonie di premiazione, durante l’assegnazione dei premi della 77° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, alla consegna del Gran Premio della Giuria, ho provato la rarissima sensazione che nessuna assegnazione avrebbe mai potuto essere più meritata, a parimerito con la Coppa Volpi consegnata a Vanessa Kirby.

L’interpretazione di Naian Gonzàlez Norvind è strepitosa, così come quella di Diego Boneta (Rock of Ages, Luis Miguel – La Serie, Pretty Little Liars, Mean Girls 2), nonostante, nel suo caso, la presenza sullo schermo sia decisamente limitata. Naian Gonzàlez toglie il fiato in un tailleur giacca-pantalone rosso (era vestita di rosso anche alla proiezione veneziana, e l’effetto non era da meno) che, unito alla vernice verde usata dai ribelli, crea un inquietante effetto Joker.

La colonna sonora è la ciliegina sulla torta e tocca il suo apice quando utilizza, per la sequenza iniziale, la Sinfonia numero 11 in Sol minore di Shostakovic, rappresentazione della domenica di sangue di San Pietroburgo mentre un murales astratto che ricorda il Guernica di Picasso scorre sullo sfondo. Una chiara avvisaglia di cosa ci aspetta per i 90 minuti successivi.

I titoli di coda scorrono senza musica, un’accortezza gradita per permettere allo spettatore il tempo di riorientarsi prima di lasciare la sala.

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