Néo Kòsmo: dopo il successo all’AmiCorti di Peveragno, il cortometraggio di Adelmo Togliani arriva a Toronto.

Seconda proiezione questa sera all’ Italian Contemporary Film Festival di Toronto per il cortometraggio di Adelmo Togliani, Néo Kòsmo. Dopo il premio come Miglior Cortometraggio al Castelli Romani Film Festival, al Dello Film Festival (dove è stato premiato anche come Miglior Sceneggiatura) e al Coliseum International Film Festival; le menzioni speciali al Visioni Corte, all’Indiecinema Film Festival e al Social Short Movie; il premio del pubblico al Planos Film Festival; i riconoscimenti come Miglior Attrice Protagonista per Giorgia Surina al Terni Film Festival, all’ Artelesia International Film Festival e all’AmiCorti Festival (dove ha ricevuto anche il premio per la Miglior Fotografia firmata da Stefano Tramacere) e il riconoscimento per la Miglior Regia ad Adelmo Togliani al Terra di Siena Film Festival; Néo Kòsmo è pronto ad affascinare; ma anche a fare riflettere il pubblico canadese nella sessione dedicata ai cortometraggi.

Futuro prossimo venturo. La gente ormai non comunica più, se non all’interno di una realtà virtuale chiamata Néo Kósmo. A questo mondo parallelo si può accedere solo collegandosi attraverso dei caschi per la realtà virtuale. In una famiglia borghese composta da padre, madre e due figli adolescenti, è in atto un vero e proprio processo di dissociazione dalla realtà. Genitori e figli trascorrono intere giornate su Nuovo Mondo: lavorano, studiano, si danno appuntamento. In casa regna il silenzio più assoluto. Alésia (Giorgia Surina), la tata androide di famiglia, capendo che il processo di deriva sociale è irreversibile, è intenzionata a proteggere il figlio più piccolo della famiglia, non ancora iniziato alla nuova dimensione.

Néo Kòsmo nasce osservando la realtà che ci circonda quotidianamente. “Era la sera di San Valentino, parliamo del 2018. Osservavo le coppie attorno a me, erano quasi tutte con lo sguardo fisso sullo schermo del cellulare, completamente in auto isolamento”, ci racconta il regista, Adelmo Togliani, “poco tempo dopo, ero a cena con degli amici di vecchia data, non ci vedevamo da molti anni; dopo i primi saluti e i primi convenevoli si sono messi tutti a smanettare al cellulare; così ho pensato a quale futuro ci attende. Immagino un futuro dove non dovremmo più uscire di casa perché ci basterà toccare sullo schermo la giacca piuttosto che gli occhiali indossati dal personaggio del film che stiamo guardando su una delle tante piattaforme per metterlo nel carrello e riceverlo direttamente a casa”. Ascolto le sue parole e mi torna in mente un vecchio racconto di un Topolino dei primi anni ’90. Era ambientato nel 2020, tutti vivevano chiusi in casa; facevano attività fisica in salotto su cyclette elettriche e compravano cibo e qualsiasi tipo di bene da un maxi schermo, mentre dei robot svolgevano qualsiasi tipo di attività richiedesse un minimo di movimento. Il 2020, anche se per altri motivi che ben conosciamo, non è stato così diverso da quella visione distopica del futuro topolinistico; il problema è che, ci stiamo pericolosamente avvicinando a renderla davvero reale; perché senza cellulare ci annoiamo: i bambini non scendono più in cortile a giocare a pallone mentre gli adulti non riescono a intrattenere una conversazione al tavolo di un ristorante in grado di avere la durata di una cena. Non sappiamo più goderci la realtà; passiamo i momenti più belli a immortalarli con i cellulari e non li viviamo: non viviamo un concerto perché siamo impegnati a fare dirette, non viviamo un incontro con il nostro idolo perché siamo impegnati a fare selfie, non viviamo un evento sportivo perché siamo impegnati a scrivere sui social,… così come Chris (Giorgio Consoli) che non riesce a godere del rumore della natura incontaminata che lo circonda, del soffio del vento tra gli alberi, perché immerso nel Nèo Kòsmo; è la tata androide Alésia a godere invece di quel miracolo, fino al giorno in cui…

In un mondo costituito da persone che non comunicano più nemmeno quando sono nella stessa stanza; che vivono una vita parallela con indosso un casco VR, non solo quando stanno lavorando, ma anche mentre sono a tavola tutti assieme; è compito di un robot che canta una ninna nanna ricordarci che cosa siano il senso materno e l’empatia umana, testimone di un universo che ormai non ha più nulla a che vedere con l’umanità fatta di carne, sangue e ossa.

Lo scienziato Frank Fenner sosteneva che: “L’essere umano così come lo conosciamo è destinato a estinguersi”. Nello scenario proposto da Nèo Kòsmo, esseri umani e macchine sono ormai a un bivio e, quel bivio, è pericolasamente sempre più vicino.

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