61st Montecarlo Television Festival: Massimiliano Gallo e Denise Capezza ci raccontano il loro “Vincenzo Malinconico – Avvocato d’insuccesso” perché “C’è un po’ di Malinconico in tutti noi”

E’ in arrivo stasera, giovedì 20 ottobre, su Rai1, il personaggio tratto dai romanzi di Diego De Silva il quale, da ex avvocato, per usare proprio le parole di Massimiliano Gallo, “ha descritto in modo molto intelligente questo mondo”; e, vedendo la reazione del pubblico straniero in sala, ci siamo resi conto di quanto fosse vero.Stiamo parlando di Vincenzo Malinconico. Ma chi è questo Vincenzo Malinconico?

Vincenzo Malinconico è un avvocato semi-disoccupato che si occupa di piccole cause civili collezionando più sconfitte che vittorie; ma è anche un marito semi-divorziato. E’ una di quelle persone, filosofe per natura, che affrontano le banalità della vita come se fossero vette insormontabili e, al contempo, la camorra come la cosa più naturale del mondo; ma badate bene, Vincenzo Malinconico è un non vincente, non è un perdente o un fallito, c’è una bella differenza. Tutto cambia quando Malinconico viene chiamato d’ufficio a difendere un certo Mimmo ‘O Burzone, macellaio di camorra e…

Girato tra Salerno e la Costiera Amalfitana, questa prima stagione composta da 4 puntate (otto episodi in totale) si basa sui primi tre dei sette libri di De Silva: “Non avevo capito niente” (2007), “Mia suocera beve” (2010) e “Divorziare con stile” (2017).

Al 61st Montecarlo Television Festival abbiamo dialogato con Massimiliano Gallo (l’avvocato d’insuccesso Vincenzo Malinconico) e con Denise Capezza (l’avvocatessa di successo Alessandra Persiano).

Denise, quanto è importante per te l’arte?

Per me l’arte è la mia salvezza. Lo scrivo spesso anche sui miei social. L’arte è stato un modo per esprimermi sin da bambina; ho iniziato a fare danza che avevo quattro anni quindi, sono stata iniziata all’arte che ero piccolissima e ho trovato attraverso l’arte un modo di esprimermi, di salvarmi anche un po’ dalle inquietudini vita, se vogliamo. Quindi per me è proprio un’ ancora di salvezza.”

Ci sono delle scene in cui tutti si fermano e solo uno dei personaggi si muove e parla sulla scena. Solitamente sono tipiche dell’opera e del teatro; erano già scritte in sceneggiatura? Come ci avete lavorato?

Sì, erano già scritte in sceneggiatura perché sono un viaggio nella fantasia di Malinconico. Lui in quei momenti ci prende per mano e ci porta nella sua immaginazione. Ci siamo fatti guidare dalla visione del regista ed è stato anche molto divertente fare queste scene fuori dal quotidiano. C’è un’impronta di regia, ma anche proprio un’impronta della scrittura di Diego: il personaggio di Malinconico fa queste digressioni mentali, per cui immagina a volte delle cose che sono solo nella sua testa.

Volevo che tu parlassi del tuo personaggio e che poi mi dicessi, per te Denise, che cosa c’è di sexy in un uomo impacciato e goffo come Malinconico…

Alessandra Persiano è un’avvocatessa di successo ed è l’oggetto dell’attenzione all’interno del tribunale, che di per sé è un ambiente di prevalenza maschile che tende a far prevalere di una donna bella l’aspetto fisico. Quindi, per lei, è stato sicuramente difficile affermarsi come avvocato. Alessandra però è riuscita ad avere una posizione di rilievo e riesce a gestire le attenzioni degli uomini senza mai essere servile, ma anche senza essere maleducata. In più, appunto, è un’avvocatessa affermata, è nella cerchia di avvocati che contano, diversamente da Malinconico. Oltre a essere in gamba, in più, ha questo stile impeccabile e si divincola in queste situazioni all’interno del tribunale con grande eleganza, con grande charme sui tacchi. Lei riesce a fare tutto sui tacchi; potrebbe ambire a chiunque. Invece, l’occhio ricade proprio su Malinconico. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, per me la perfezione è proprio l’antitesi dell’attrazione. Tutte le imperfezioni mi attirano e vedere che un uomo ha delle debolezze, è timido o ha comunque degli aspetti un po’ più goffi, lo rende … come dire … più umano, no? In realtà, io, Denise, mi identifico molto di più nel personaggio di Malinconico che in quello di Alessandra Persiano, perché io sono un po’ una Malinconica: sono un disastro di donna, sono molto caotica, mi riconosco nella sua ironia un po’ spietata, per cui mi attraggono le persone così anche nella vita. In questo, forse, sono un po’ simile ad Alessandra.

Com’è stato lavorare così vicino a De Silva?

Ero molto preoccupata in effetti. La prima volta che l’ho visto sul set ero davvero in ansia, avevo paura di non riuscire magari a rappresentare questo personaggio come era nella sua immaginazione, al meglio. Lui invece è adorabile. Ci dava a volte delle direttive sul set, dei consigli più che altro molto interessanti, molto utili. Poi, però, si è fidato totalmente di noi e quindi è stata una presenza benevola. Quando era sul set io ero felice perché mi aiutava, in qualche modo, ad essere migliore.

Hai da poco lavorato con Cronenberg in Crimes of the Future. Come si è svolto il provino? Quali emozioni hai provato nel lavorare a un progetto di quella portata?

Io sono stata scelta come prassi consueta attraverso un provino; all’inizio un self-tape, poi c’è stata una lettura on line, un’audizione che fai in video-chiamata; è andato tutto molto bene, lui era molto convinto. Ha visto tantissime attrici per questo ruolo, perché il personaggio poteva provenire da qualsiasi parte del mondo, l’importante era avere un accento straniero. Non mi ha dato grosse direzioni; e la stessa cosa è avvenuta anche sul set. In generale è un regista che si fida molto del lavoro degli attori che sceglie, per cui quando ci dirige ci dà delle indicazioni che sono minime, chiare e specifiche e poi ci lascia fare. Una cosa, però, alla quale tiene particolarmente è quella che le battute siano esattamente quelle scritte in sceneggiatura. Io lo capisco perché è tutto veramente pesato e pensato e strutturato. Con lui non si improvvisa. La prima volta che l’ho incontrato da vicino ad Atene, invece, ero veramente spaventatissima perché lì avremmo dovuto dialogare. Cronenberg però è una persona talmente accogliente, talmente semplice che ti senti a tuo agio. La cosa che mi è piaciuta di più e che non si prende troppo sul serio e fa molta autoironia; ad esempio, gli ho detto: “David, scusa, ma tu questo film lo hai scritto più di vent’anni fa e hai predetto delle cose che sono assolutamente attuali, come spesso ti è capitato nella tua carriera; ma come ha fatto?” e lui ha detto: “Beh, sai, quando scrivi film di fantascienza può capitare che tu anticipi qualcosa del futuro per sbaglio.” Ovviamente tutti sappiamo che non è così, è che Cronenberg è un grande intellettuale, un esistenzialista, per cui c’è un grande studio dietro quello che scrive; e poi ha aggiunto: “Poi ho ripreso questa sceneggiatura in mano e ho detto:”Ah, l’ho scritta io?!?! Non è male, forse bisognerebbe farne un film.” ; è un uomo molto leggero, nonostante, appunto, sia un grande intellettuale.”

Chi sono i tuoi modelli?

Guarda, sono molto sincera, potrei mentire e dirti dei falsi modelli. Devo dire che per me è molto difficile trovare dei modelli; sono una persona molto diffidente. Mi sono resa conto anche che in questo lavoro tante persone che ti appaiono in un modo quando poi le conosci scopri che sono fatte in tutt’altro modo. Quindi, crearsi dei miti, in questo lavoro è sbagliato. Ovviamente ci sono tantissime attrici che mi piacciono, perché mi piacciono le loro performance, mi piace guardare la parte artistica. A livello personale, invece, ci sono sicuramente state delle persone che mi hanno ispirata. Prima di tutto mia madre. Lei è una donna molto forte; ha cresciuto me e mia sorella da sola, è una donna molto colta, un’ amante dell’arte. E’ stata lei a trasmettermi l’amore verso l’arte. Mi piace ascoltare proprio anche testimonianze di vita al di fuori del mio lavoro, ispirarmi più alle persone che conosco veramente. Poi, chiaramente, ci sono degli intellettuali da cui mi lascio ispirare, ad esempio Pasolini. Però, a livello umano io sono molto, molto, molto diffidente. Mi è capitato di vedere un documentario che si chiama “Il ragazzo più bello del mondo”, diretto da Luchino Visconti, un grande simbolo del cinema italiano. Guardando quel documentario ti rendi conto che umanamente…andate a vederlo, non vi anticipo altro. Mi piace prendere quello che c’è di buono di ogni persona.”

Massimiliano, innanzitutto complimenti perché Vincenzo Malinconico è davvero un prodotto fresco e non vedo l’ora di vederlo nella sua interezza.

Pensa che le prime due puntate sono, non le meno belle ma sono comunque di preparazione. La terza e la quarta saranno tutta un’altra storia perché si dirameranno e sbroglieranno anche tante storie parallele. Ci sono tanti attori che dovranno entrare in scena, ad esempio Lina Sastri che interpreta mia suocera con cui c’è un rapporto speciale. A me la cosa che ha meravigliato molto, positivamente, quando ho visto le prime due puntate, è che appunto, come hai detto, è un prodotto nuovo. Non è il prodotto Rai che siamo abituati a vedere; ma anche che è un prodotto che è in grado di funzionare all’estero, come qui in Francia ieri sera ad esempio.”

Siamo abituati a vederla in ruoli e serie molto più drammatici/drammatiche. Lei ieri sera ha detto che la produzione aveva già pensato a lei come interprete per la figura di Vincenzo Malinconico. Come si è sentito quando lo ha saputo?

Non solo la produzione, anche gli sceneggiatori avevano la mia foto mentre scrivevano. Questo, secondo me è uno dei ruoli più difficili che ti possa capitare. In apparenza sembra molto semplice, il tipico ruolo da commedia; invece ci siamo posti la grande sfida, con la produzione, di rendere omaggio alla grande commedia all’italiana. Lì ci dev’essere un livello di credibilità, all’interno di un racconto inverosimile e, se riesci a fare quello, significa che la sfida l’hai vinta. E’ molto complicato perché il filo è molto sottile. Avere un racconto per cui Espe (Giovanni Ludeno), il mio compagno d’ufficio, è possibile o per cui è verosimile avere un camorrista vestito di giallo, significa avere qualcosa di credibile, significa che quella sullo schermo non è la parodia di un camorrista, ed è molto difficile ottenere tutto ciò. Per me è stata una sfida che volevo affrontare. In quel periodo stavo girando altre cose, ma ho cercato Malinconico a tutti i costi. Ho fatto il diavolo a quattro per partecipare a questo progetto perché sapevo che era un personaggio che potevo raccontare in tutte le sue sfumature, perché poi, man mano che andrà avanti, ci sarà anche tutta la parte romantica, sentimentale, ma anche quella drammatica. Malinconico è un personaggio che piano piano mi sono cucito addosso, gli ho messo tutta un’altra serie di tic, di paure: ad esempio questa borsa che mi porto sempre stretta al petto, come se fosse una coperta di Linus. Questa, ad esempio, è una mia scelta che ha influenzato la successiva scrittura di Diego, che ora, quando immagina Malinconico, lo vede nella sua mente con questa valigetta stretta al petto. Ad esempio gli ho messo un sacco di post-it perché arriva sempre in ritardo e si dimentica un sacco si cose, ma poi si dimentica dove ha messo i post-it. E’ un personaggio che ho amato immediatamente.”

Solitamente gli scrittori sono molto gelosi dei loro libri e dei loro personaggi. Com’è stato lavorare con Diego?

Diego ha detto due cose molto belle e molto interessanti. La prima è che lui, quando scriveva di Malinconico, non aveva un’immagine di Malinconico in mente; e la seconda è che da oggi in poi, è facilitato nello scrivere, perché avrà in mente me. Si è innamorato immediatamente del Malinconico che avevo proposto.

Mi ha detto che ha donato a Malinconico dei tic e delle sfaccettature. Che cosa ha lasciato, invece, Malinconico a Massimiliano?

Tantissima umanità. Io amo i personaggi imperfetti. Un non vincente, che è diverso dal perdente. Attorno a lui si muove un mondo a un’altra velocità, mentre lui si muove perché lo tirano, non per scelta sua. Anche con le donne, diventa interessante perché non mostra interesse. Perciò sì, direi che mi ha lasciato tantissima umanità.Il momento in cui mia figlia mi dice che mio figlio probabilmente sta facendo un “percorso diverso” in un mondo dove non possiamo più dire nulla, mi piace molto; mi piace il fatto che Diego scriva e che i lettori apprezzino questo modo di raccontare determinati argomenti, senza ipocrisia. Mi piace il suo non essere politicamente corretto. Poi, però, Malinconico, pur essendo sgangherato e pur avendo moltissimi difetti, ha dei principi molto solidi; ad esempio, nonostante una situazione economica difficile, non vuole difendere i camorristi, cosa che risolverebbe tutti i suoi problemi finanziari.”

Però poi si lascia convincere, ma lo fa per una buona causa…

Sì, lui lo fa perché identifica Brooke (Fabiola Balestriere) con la figlia, e si trova coinvolto in qualcosa molto più grande di lui. E’ molto bella la scena in cui lui va a cercare sua figlia in piazzetta. Però, fa tutto ciò senza mai perdere i tratti che lo contraddistinguono, ad esempio quando accompagna Brooke con l’autobus perché ha l’abbonamento, invece che con l’auto.”

E a lei è mai capitato? Mi spiego. Si è mai trovato davanti a un bivio e alla fine scegliere di accettare un progetto o un personaggio di cui non era particolarmente convinto perché ha trovato una buona causa per farlo?

In generale vado molto di pancia, vado molto di istinto perciò se una cosa non mi piace è difficile che la riesca a fare; ma non perché sono snob, è solo che non riesco a sposare totalmente il progetto e quindi so di non fare un buon lavoro, né per me né per il regista. Nel mio piccolo ho sempre detto dei no perché avevo ben chiaro in testa quello che volevo fare. Spesso ho accettato di fare dei film indipendenti a budget zero che però raccontavano storie importanti. Negli ultimi sette anni a Venezia sono andato con nove film; a dimostrazione che erano scelte forse sì coraggiose ma evidentemente anche giuste. Mi sono sempre detto che, alle brutte, sarei tornato alla mia isola felice: avrei fatto teatro. Dopo il primo film con Risi, in cui interpretavo un boss di camorra, ho ricevuto proposte per 50 film di mafia, 60 progetti di camorra,…dire di no quando ancora non puoi permetterti di dire di no credo sia stata una scelta coraggiosa. Il mio sogno è che lo spettatore vada a vedere Massimiliano Gallo senza sapere cosa aspettarsi e che per i primi tre minuti non riesca nemmeno a riconoscerlo.

Come è stato lavorare con Angelini?

Lui ha sempre delle idee fighe. I primi dieci minuti di Malinconico ne sono un esempio. Era complicatissimo raccontare Malinconico sullo schermo. Una cosa è scrivere, ti muovi come vuoi, salti da una parte all’altra; un’altra è raccontarlo per la televisione. Quando tu, nei primi cinque minuti, racconti: il tribunale americano, il tribunale italiano, la mia ex moglie con cui vado a letto, io che mi incazzo con lei ma non è vero, è un mio pensiero e mi faccio l’ok da solo e, per finire, dopo cinque minuti arriva il mio amico immaginario,… capisci che non è cosa da poco. Secondo me, anche il fatto di frizzare i personaggi quando viaggiamo nella fantasia di Malinconico, non è cosa da poco. Anche perché, abbiamo 60 voci fuori campo in tutte le puntate. Sono tantissime e inventarti ogni volta qualcosa per metterci la voce off non era semplice.Il linguaggio che lui ha cercato è figo e coraggioso. Nei libri, Malinconico, ogni tanto, invece di avere un amico immaginario, dialoga con dei cantanti, ovviamente nella sua immaginazione. Per esempio, mentre si sta preparando per l’appuntamento con la Persiano, canta una canzona di Ornella Vanoni e quando esce dalla stanza c’è la Vanoni sul divano, o Ornella Vanoni nel taxi…vai a raccontare una cosa del genere con cinque cantanti diversi, …il lettore capisce, il pubblico davanti a uno schermo non avrebbe capito nulla quindi, alla fine, abbiamo optato per un unico amico immaginario. Abbiamo scelto Mr Fantasy, Carlo Massarini, perché è un intellettuale di musica quindi quello che più poteva avvicinarsi all’idea dei libri.

Chi è il Mr. Fantasy di Massimiliano Gallo quando deve prendere una decisione difficile o hai dei dubbi?

Mi fido molto della mia compagna, del mio agente e delle persone che mi vogliono bene, è anche il modo migliore per rimanere con i piedi per terra. Mi fido molto anche del mio istinto, la solita cosa di pancia.”

Denise prima ci ha dato la sua idea femminile di cosa c’è di affascinante in un uomo come Malinconico.Qual è la sua idea maschile? Dov’è il fascino in Vincenzo Malinconico?

Lui sicuramente ha la forza di essere inconsapevolmente affascinante per il fatto di non mostrare alcun interesse per una donna bella. C’è una donna bella, che è corteggiata da tutti come la Persiano e lui non mostra alcun interesse, è già un punto a suo favore. Secondo me, la sua tenerezza, il suo candore, il fatto di mostrare tutte le sue debolezze, lo rendono meno pericoloso agli occhi di una donna, è come se fosse un libro aperto.Poi, ovviamente, ha il fascino di essere interpretato da Massimiliano Gallo, che non è cosa da poco 😉 . Cosa ha detto Denise?

Mi spiace, non abbiamo permesso di rivelarlo per ora. Lei ha fatto moltissimo teatro ed è molto legato al palcoscenico. Cosa le manca del teatro quando lavora per il cinema e per la televisione?

Cerco di trovare sempre spazio per il teatro. Anche in questo periodo in cui giro tantissimo, mi sono ripromesso di dedicare sempre almeno un paio di mesi al teatro all’anno e lo faccio, chiaramente sempre con maggiore difficoltà, però lo faccio perché secondo me, il teatro per un attore è, non solo un luogo da abitare, proprio a livello fisico; ma anche una palestra alla quale non devi mai rinunciare perché, se fai solo set, io l’ho fatto per un anno, ti inaridisce molto. Se giri un minuto, due minuti, e non fai mai tutta la corsa, fai solo gli scatti, poi avere la capacità di effettuare tutta la corsa diventa complicato. Il cinema è straordinario perché fai un approfondimento psicologico che il teatro non ti chiede perché inizi al primo minuto e finisci alla seconda ora, nasce e muore in quello spazio temporale quindi non hai il tempo di elaborare. Nel cinema invece, magari giri la penultima scena il primo giorno perciò il percorso psicologico diventa molto interessante ed è molto complicato accendersi e spegnersi continuamente. Quindi io faccio teatro uno per ritornare a casa e due perché l’attore deve rimanere allenato.”

E da attore che ha partecipato a entrambi i progetti, qual è stata la maggior difficoltà nel portare sullo schermo un’opera teatrale come “Il silenzio grande”?

E’ stato complicato perché, a teatro abbiamo trovato il personaggio con tutte le sue certezze e il gradimento del pubblico; poi ho dovuto cancellare tutte quelle sicurezze, resettare tutto il percorso che avevo fatto perché sarebbe stata una cosa bruttissima da vedere al cinema e ricostruire completamente il personaggio. Anche se è lo stesso personaggio, ovviamente, quello che faccio a teatro non può funzionare sullo schermo e quindi c’è un processo mentale completamente diverso. Infatti Gasmann è rimasto impressionato dal cambio dei due percorsi; perché comunque riconosceva una difficoltà enorme. Se fai solo il film, forse è più facile, così come se fai solo lo spettacolo teatrale. Se fai tutti e due è più complicato perché sono due linguaggi totalmente diversi; quello che funziona a teatro sarebbe orribile visto sullo schermo e viceversa.

Si aspettava di ritrovarsi in questa cornice meravigliosa a rappresentare l’Italia? Anche perché è stata ritardata la messa in onda, giusto?

Qui è meraviglioso. Sì, la messa in onda era prevista per lo scorso marzo, poi per fortuna, il delegato Rai Carlei, (che è uno dei produttori assieme a Simone Gandolfo, Francesco Nardella e Alessandro Passadore, ndr) si è reso conto che si sarebbe scontrato con due semifinali di Champions League, così siamo stati posticipati a giovedì 20 ottobre.”

Vincenzo Malinconico, da stasera, giovedì 20 ottobre su Rai1 e RaiPlay.


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