C’è la mia vita in quel romanzo: Il Maestro e Margherita al Teatro Toselli di Cuneo con quel “diavolo” di Michele Riondino

Undici porte che permettono i cambi di scena e che chiudono i personaggi nelle loro parentesi esistenziali. Un unico ambiente che diventa ora piazza, ora manicomio, ora salone, ora ufficio, ora teatro. Tre pareti, enormi lavagne nere su cui lasciare messaggi con gessetti bianchi; nonostante la censura, nonostante l’incomprensione, nonostante il regime. Una storia travagliata, così come lo è stata la stesura del romanzo da cui è stata tratta questa pièce. Questo e molto altro ancora è Il Maestro e Margherita per la riscrittura di Letizia Russo e la regia di Andrea Baracco. Il romanzo di Michail Bulgakov è stato scritto, rivisto, riscritto, rinnegato, bruciato nella stufa e poi ripreso dal 1928 fino al 1940, anno di morte dello scrittore. E’ stata Elena Sergeevna, terza e ultima moglie di Bulgakov a pubblicarlo venti anni dopo; Il Maestro e Margherita, vide poi luce in Italia grazie a Eugenio Montale.

Mosca, Berlioz e Ponyer discutono sull’esistenza o meno di Dio, seduti su una panchina. Uno straniero si avvicina intromettendosi nella conversazione. E’ il primo ingresso ufficiale sulla scena, dopo fugaci apparizioni tra le 11 porte, di Woland. Bastano pochi brevi istanti per rendersi conto (o, per chi non è nuovo alla sua presenza scenica, per avere l’ennesima riconferma) che Michele Riondino è uno di quei rari talenti in grado di trasformare, all’occasione, perfino la lista della spesa in un’avvincente avventura. L’accento straniero che regala al suo personaggio, la postura da Jack Lo Squartatore nell’appoggiarsi al bastone da passeggio, il trucco e la risata che ricordano il Joker di Heath Ledger, rendono Woland magnetico e, per il pubblico in sala, diventa impossibile, da quel momento in poi, interrompere quel filo di connessione con il suo sguardo beffardo e diabolico.

Woland è la contraddizione fatta persona, così come lo sono i suoi seguaci. Un diavolo dal profilo bello e gentile; un uomo colto e affascinante quanto crudele e ironico. Scriveva Dostoevskij: “Se il diavolo non esiste ma l’ha creato l’uomo, credo che egli l’abbia creato a propria immagine e somiglianza”; e il Woland di Michele Riondino è l’incarnazione di quel fascino del proibito al quale nessuno ha mai saputo resistere. Al suo fianco, un seguito composto da un gatto parlante, una strega vampiro e un giustiziere calvo; destinati a incontrare, nelle tre ore di durata della pièce, i tanti protagonisti, miseri e maledetti com’è tutto il genere umano.

La musica cerca di rubare la scena ai talentuosissimi attori accompagnando le apparizioni di Woland sulle note di Quadri di un’esposizione di Musorgskij; mentre, con raffinata attenzione, sulla scena i personaggi diventano riproduzioni viventi di quadri michelangioleschi. Sulle note di Sympathy for the Devil dei Rolling Stones risuonano gli scroscianti applausi del pubblico entusiasta che proseguono per oltre 5 cinque minuti; quasi come se nessun presente fosse pronto a lasciare andare Woland e il suo seguito.

Il Maestro e Margherita è un regalo alla città per questo primo appuntamento del 2019 in cartellone al Teatro Toselli di Cuneo; un modo per salutare l’anno appena terminato nello stesso modo in cui Montale riteneva andasse salutato quello che fu definito il romanzo più travagliato del ‘900: “…un miracolo che ognuno deve salutare con commozione”. 

“Dunque chi sei?” “Sono una parte di quella forza che eternamente vuole il male ed eternamente opera il bene.” (Faust)

 

Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov, riscrittura di Letizia Russo. Regia di Andrea Baracco. Con: Michele Riondino nel ruolo di Woland, Francesco Bonomo (Maestro e Ponzio Pilato), Federica Rossellini (Margherita) e con (in ordine alfabetico): Giordano Agrusta (Behemont), Carolina Balucani (Hella, Praskov’Ja), Caterina Fiocchetti (Donna che fuma, Natasha), Michele Nani (Marco l’Ammazzatopi, Varenucha), Alessandro Pezzali (Korov’ev), Francesco Bolo Rossini (Berlioz, Lichodeev, LeviMatteo), Diego Sepe (Caifa, Stravinskij, Rimskij) e Oskar Winiarski (Ivan, Jeshua). Scene e costumi di Marta Crisolini Malatesta. Luci di Simone De Angelis. Musiche originali di Giacomo Vezzani.

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